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CASARANO: ARTE E STORIA

Le remote origini di Casarano rendono impossibile stabilire con precisione e certezza la data di fondazione della città. Tra le varie ipotesi avanzate dagli studiosi, la più probabile è quella secondo la quale un centurione romano di nome Caesar (vissuto nel I sec. a. C.) ottenne, per meriti militari, l'assegnazione di questo feudo a cui diede nome Caesaranum, ovvero "possesso di Cesare". A rafforzare l'ipotesi di un'origine Romana della città contribuiscono vari fattori quali due epigrafi latine datate tra il I sec.a.C. e il I sec. d.C. e il tracciato della Via Appia Traiana che lambiva la zona sud della Città.

Tuttavia il territorio, per la sua posizione geografica, è stato, sin dalle origini, crocevia di popoli culture e civiltà, autentico ponte fra oriente e occidente, e ne è testimonianza proprio una delle suddette epigrafi su cui, accanto ai nomi latini di Musicus e Massimino, compaiono anche i nomi di Levius e Cale rispettivamente di origine ebraica e greca.

Caduto l’impero romano d’occidente (476 d.C.) e subentrati ai Goti i Bizantini (553 d.C.), Casarano fu assimilata alla civiltà e ai riti dell’oriente cristiano fino all’avvento dei Normanni (1078 d.C.). Tuttavia sino al XVI sec. continuarono a coesistere le lingue Greca e Latina e i relativi riti religiosi.

Autentico gioiello della Città è la Chiesa di S.Maria della Croce (o di Casaranello) , risalente alla metà del V sec., una fra le prime testimonianze mondiali del culto mariano. Impreziosita da mosaici di periodo tardo-antico e da affreschi bizantini e gotici è un vero archivio storico delle diverse espressioni artistiche che hanno segnato questo territorio nel corso dei secoli.

Le numerose invasioni (in particolare quella dei Saraceni avvenuta nel 842) costrinsero i cittadini dell'antica Caesaranum a spostarsi nella parte alta del feudo, dando così origine a due distinti nuclei abitativi: la vecchia Caesaranum Parvum ( Casarano Piccola, odierna Casaranello) e la nuova Caesaranum Magnum (Casarano Grande), come dimostrato dai registri angioini del XIII sec.

Fu la Caesaranum Magnum il centro della vita sociale dell'epoca, oggi testimoniata dalle numerose case a corte presenti nel centro storico.

Succeduti ai Normanni gli Svevi , in seguito al matrimonio fra Costanza d’Altavilla e il figlio di Federico Barbarossa, Casarano è influenzato dal susseguirsi delle dinastie alla guida del Regno di Napoli (Angioini, Aragonesi e Borboni) fino all’unità d’Italia.

Paese prettamente agricolo sino al XX sec, Casarano vanta una plurisecolare tradizione nella produzione olearia, testimoniata dai settecenteschi frantoi ipogei. Scavati nella roccia carsica, questi erano produttori "dell'oro verde" che veniva esportato nelle maggiori città Europee dopo essere stato imbarcato nel porto di Gallipoli. La cittadina Jonica era raggiunta attraverso la "Via dell'olio" che attraversava la penisola salentina da est a ovest passando appunto per Casarano.

La tradizione agricola della città oggi è testimoniata anche dal Museo della Civiltà Contadina, che raccoglie numerosi attrezzi utilizzati non solo dai lavoratori dei campi ma anche dagli artigiani e dalle massaie. Il museo è sito nei sotterranei di quel Palazzo d'Elia (XVI sec.) che fu negli anni dell'illuminismo, sede delle idee innovatrici dell'epoca in quanto frequentato dai più noti intellettuali del periodo, quali ad esempio il filosofo rivoluzionario Francesco Antonio Astore e il biblioteconomo Giovambattista Lezzi, curatore della grande biblioteca una volta presente nel palazzo.

In piazza d'Elia, che ospita l'omonimo e succitato palazzo, si può notare anche Palazzo de Judicibus (XIII sec.), originariamente appartenuto anch'esso alla già menzionata famiglia d'Elia, e la Chiesa di Maria SS. Annunziata, più conosciuta come Chiesa Matrice, impreziosita da numerosi altari barocchi e dalle tele dell'artista leccese Oronzo Tiso.

Degni di nota sono anche:
- Palazzo d'Aquino (XVI sec.), una delle costruzioni più sontuose del salento con la sua facciata lunga ben 120 mt
- Palazzo dei Domenicani (1619), antico convento con annessa la chiesa dedicata a S.Domenico e oggi sede del municipio
- Palazzo Astore, (XVIII sec) casa natale del succitato filosofo Francesco Antonio Astore, giustiziato nel 1799 per aver ricoperto ruoli d'alta responsabilità nella Repubblica Partenopea.
-Palazzo Capozza (XIX-XX sec) fatto costruire da Luigi Capozza, sicuramente il personaggio più illustre dei primi del novecento, capace di trasformare Casarano da paese agricolo a città industriale.

Tra i monumenti invece è doveroso menzionare
- la torre dell'orologio (1790) con annesso Sedile sede del decurionato negli anni precedenti all'unità d'Italia
- la colonna di San Giovanni (1850) opera dello scultore Michele Rizzo
- la Vittoria Alata (1929) realizzata (grazie all'intervento dell'avvocato casaranese Pompeo Nuccio) dallo scultore parmense Renato Brozzi , autore anche di numerose opere scultoree possedute dal poeta Gabriele D'Annunzio che lo definiva "il divino animaliere".

Archivio storico di un recente passato è infine il Museo del Minatore, che ricostruisce la vita e le attività dei lavoratori delle miniere di carbone del Belgio, uomini (tra cui molti casaranesi e salentini) che hanno dato, sacrificando la loro giovinezza e la loro salute, un indubbio contributo alla ripresa economica dell'Italia postbellica.

 

 

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